Dalla rivista..

COME VENDERE I PRODOTTI AZIENDALI

Sono sempre più gli allevatori che intraprendono la vendita diretta dei prodotti aziendali spinti principalmente da prezzi delle derrate agricole che non retribuiscono sufficientemente la loro attività imprenditoriale.  

Generalmente non è una scelta semplice ma spesso diventa obbligata per i più piccoli e per quelli posti in aree montane; fare contemporaneamente l’agricoltore, l’allevatore, il casaro e il commerciante non è cosa facile se in azienda non vi è personale a sufficienza che deve peraltro essere motivato e possedere una adeguata attitudine alla commercializzazione. In particolare diventare commercianti richiede, oltre ad una specifica attitudine ed una approfondita conoscenza dei regolamenti sanitari e commerciali, anche la capacità di comunicare messaggi che devono risultare vincenti; il che significa, in poche parole, fa ritornare in tasca le spese sostenute, le ore di impegno profuso per quella specifica attività ed anche per quelle sottratte ad altre.

La parola chiave in questo caso è “MARKETIG “di cui molti fra gli allevatori hanno solo sentito parlare. A rendere la cosa più “semplice” ci pensa l’italica burocrazia che in fatto di complicare la vita ai produttori non ha rivali, se non nell’ambito del terzo mondo. Fatte queste doverose e necessarie premesse, supponendo che sussistano le condizioni sopra elencate, vediamo dei casi reali che interessano la vendita di prodotti caseari e della carne che gli allevatori di PRI sono in grado di mettere sul mercato.

Diversificarsi è la prima e più importante cosa da fare. Certamente la vendita diretta bypassando l’intermediazione del commerciante in teoria consente un risparmio per il consumatore ma, essendo comunque in concorrenza con la grande distribuzione, avere come sola freccia nel proprio arco un minor prezzo non è sicuramente sufficiente.
Per diversificarsi occorre quindi mettere sino in fondo a conoscenza dell’acquirente tutte le proprietà organolettiche, salutistiche, igieniche, dei prodotti che vogliamo vendere ma prima ancora però dobbiamo scegliere aziendalmente di produrre alimenti diversi da quelli che il consumatore può trovare attraverso la grande distribuzione. Per esempio se produco formaggio con animali che vanno al pascolo o che mangiano razioni con un settanta per cento di fieno e un trenta per cento di mangime, trasformo con latte crudo, non uso Lisozima, etc, devo mettere in risalto attraverso cartelli ben visibili, depliants di facile consultazione, internet, facebook ed altri social network, le caratteristiche dei miei prodotti e le modalità di produzione.

Spesso però non basta perché, percentualmente, il numero di acquirenti che conosce le differenze fra un formaggio o della carne prodotta in sistemi intensivi rispetto a quelli meno impattanti è irrisoria. Allora dobbiamo spiegarlo andando più in là del fatidico “è’ più buono” che onestamente è molto soggettivo e non dice nulla. Vediamo ora quali sono i principali componenti di un formaggio o della carne prodotta da PRI rispetto ad altre razze. Analizziamo poi i metodi di produzione alternativi e “meno intensivi” cercando di evidenziarne le peculiarità se vogliamo dare un valore aggiunto al nostro prodotto.

Proteine e loro varianti quali caseine KBB e A2 A2

Se la carne ed il formaggio di sola PRI hanno più proteine di altre razze è importante metterlo in evidenza perché il consumatore conosce, anche se in maniera superficiale, il benefico aspetto salutistico che un alimento ricco di proteine possiede. Sulle varianti delle k caseine BB ad essere interessati sono invece i trasformatori. Sulle A2A2 delle Beta Caseine, di cui è ricco il latte di PRI, vale invece sottolineare che in alcuni paesi si sta insistendo per approfondire gli studi sugli aspetti salutistici che paiono essere veramente interessanti per il futuro, dove esse vengono indicate quali elementi atti a ridurre drasticamente i casi di intolleranza alimentare.   

Grasso, Colesterolo, Omega 3 e CLA

Se l’approccio del consumatore non è certamente favorevole ai grassi in generale va comunque comunicato che la carne di PRI ha meno grasso e colesterolo rispetto ad altre razze mentre possiede una significativa presenza di Omega 3 e CLA. I primi sono acidi grassi appartenenti ai gruppi dei così detti “acidi grassi buoni “perché favoriscono il buon funzionamento cardiaco. I CLA, ovvero acido linoleico coniugato, in molti studi è indicato come un alimento che concorre alla diminuzione del peso corporeo nonché con effetti salutistici sulla prevenzione di alcune malattie quali i tumori, le trombosi, etc. Inoltre va messo in risalto che è contenuto in maggiori quantità in carne e latticini di ruminanti che mangiano molta erba e, ancor più, in quelli che vanno al pascolo.

Cellule somatiche nonché scarso utilizzo di antibiotici

Non è da sottovalutare che sottolineando il fatto che la PRI sia la razza con il minor contenuto cellulare si sottintende che è quella meno colpita da mastiti e, conseguentemente, meno soggetta di altre a trattamenti farmaceutici che, inevitabilmente, potrebbero lasciare eventuali residui nella carne e nei latticini. Più in generale una razza rustica come la PRI ha meno bisogno rispetto ad altre razze di usare antibiotici in dosi elevate.

Conservanti e Inibenti degli sviluppi microbici non desiderati.

I formaggi sul cui disciplinare si proibisce l’utilizzo di inibitori di sintesi per prevenire lo sviluppo di muffe sulla crosta devono far recepire all’acquirente il carattere di genuinità del prodotto da essi acquistato.

Pastorizzazione o Prodotti a latte crudo

E’ noto che la pastorizzazione uccide la gran parte dei microorganismi potenzialmente dannosi per la salute dell’uomo però rende anche più omologato ed anonimo il gusto dei formaggi. Va quindi messa in evidenza la caratteristica di essere stati prodotti senza l’ausilio di trattamenti fisici che possono alterare il gusto originario del prodotto.

Km 0 e produzioni legate al territorio

Molti cittadini sono oggi attenti alle problematiche ambientali e/o preferiscono favorire l’economia del territorio piuttosto che quella di località lontane. Va quindi sottolineato il legame territoriale con le produzioni che vogliamo promuovere.

 Prodotti OGM Free (organismi geneticamente modificati- OGM free significa quindi liberi da OGM)

La certificazione OGM-free riveste un particolare interesse soprattutto per le filiere zootecniche in quanto non è semplicissimo rifornirsi di mangimi in cui si è certi di non ritrovare prodotti OGM. Una larga fascia di pubblico è però molto sensibile a queste tematiche e alcune provincie come Bolzano e Trento indicano chiaramente che le loro produzioni sono OGM Free

Sistemi biologici, Latte fieno, Latte nobile

Ognuno di questi sistemi richiederebbe una trattazione singola ed approfondita che cercheremo di sviscerare prossimamente. Risulta peraltro ovvio che chi decide di produrre attraverso queste modalità debba anche cercare di massimizzare l’aspetto promozionale che il tutto comporta, mettendone in evidenza col consumatore gli aspetti di naturalità e salubrità del prodotto che si vuole valorizzare.

Un marchio identificativo

Se si aderisce ad un marchio è sotto inteso che vi è un simbolo identificativo; non è comunque male sottolinearlo sempre in quanto è la garanzia di controlli che l’acquirente deve avere sempre presente.

Dopo questa elencazione di cosa è possibile fare per valorizzare i propri prodotti ricordo ai lettori che chi è in procinto di prendere la strada della commercializzazione sarebbe bene che consultasse anche chi, prima di lui, ha intrapreso questo percorso.

Evitare gli errori fatti da altri è sempre buona norma e …….non costa nulla.     

 
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