Dalla rivista..

Utilizzo di tori nazionali.

Non è solo  amor di patria!

 

Approfitto dell’uscita degli indici di agosto 2015 per fare alcune riflessioni su questo tema che non manca mai di far discutere, soprattutto in occasione di riunioni fra allevatori. Talvolta diventa anche spunto per dibattiti accesi in cui gli allevatori si dividono tra chi utilizza ampiamente e con convinzione tori nazionali e chi non.

Come sempre la ragione non sta agli estremi e il buon senso, circostanziato da dati alla mano, deve prevalere.

Andiamo per ordine, iniziando con lo spiegare perché la PRI non può fare a meno in modo assoluto all’utilizzo di tori esteri. La vera questione è come utilizzarli, ovvero per fare dei buoni accoppiamenti programmati sulle nostre madri di toro. Le ragioni per le quali usarli, purchè in modo programmato, sono abbastanza semplici e sono riconducibili al fatto che la nostra è una popolazione relativamente piccola rispetto a quelle dei nostri competitors, Germania, Austria in primis, oltre ad essere geograficamente molto vicine e con obiettivi di selezione simili (duplice attitudine) ma non identici. Tuttavia, per avere dei buoni riproduttori non bastano grandi numeri e una lunga tradizione selettiva. Soprattutto per questo secondo aspetto, non bisogna dimenticare che le esigenze dei nostri allevamenti cambiano più velocemente degli intervalli di generazione. La dimensione della popolazione e quindi la capacità di provare molti più tori giovani, questo sì che è un fattore che fa la differenza perché influisce fortemente sull’intensità di selezione, che come noto, è un fattore determinante del progresso genetico. Ciò nonostante, rimane un altro fattore importantissimo discriminante:  l’accuratezza degli indici genetici. Qui si apre un mondo che va dalla serietà dei controlli funzionali e delle valutazioni morfologiche, insomma tutto ciò che ha a che fare con la qualità dei dati, fino alla precisione delle valutazioni genomiche, che dipendono di nuovo dalle dimensioni delle popolazioni. Fin qui tutto chiaro perché ben dimostrato da una nutrita letteratura scientifica. Ma c’è ancora un aspetto, talvolta trascurato scientificamente, che è quello degli obiettivi di selezione, che non sono mai uguali tra i diversi paesi. Ad esempio, tra i competitors ho volutamente non citato prima la Montbeliarde, perché pur avendo una grande popolazione, sebbene  molto ristretta a poche linee di sangue, ha un obiettivo di selezione molto diverso, come noto molto più spinto a latte che penalizza fortemente la parte carne, da cui ne consegue una limitata disponibilità di riproduttori con caratteristiche simili a quelle richieste dalla maggioranza degli allevatori italiani.

Per non dimenticare il fatto che nell’indice totale economico tedesco/austriaco (GZW) non vi siano considerati i caratteri morfologici, che differenzia in modo significativo le classifiche italiane da quelle tedesche. In altre parole, tori molto negativi a mammella, come WILLE e MERCATOR che occupano oggi il 1° e l’8° posto della graduatoria tedesca GZW dei tori con figlie, con indice mammella rispettivamente di 93 e 90, difficilmente avrebbero oggi successo tra gli allevatori italiani. Il caso WILLE merita un approfondimento per sollevare per l’ennesima volta la questione dell’attendibilità delle rilevazioni, in questo caso morfologiche. Egli infatti aveva fino a poco tempo fa un indice mammella di 114, che unitamente ai suoi indici produttivi molto alti lo hanno reso molto popolare in Italia, finchè non sono arrivati i dati delle figlie italiane e di quelle tedesche (numerose) di secondo servizio , che gli hanno fatto crollare l’indice mammella a 93.

Quindi, la stabilità degli indici è un altro elemento a favore dei tori nazionali, grazie al fatto che i dati utilizzati per il calcolo sono completamente sotto controllo, mentre non lo si può dire per quelli esteri. L’armonizzazione internazionale tra esperti di razza è finalizzata a ridurre questi inconvenienti, ma ci vuol tempo per vedere effetti significativi sulla stabilità degli indici. Un altro elemento a favore dei tori nazionali è la selezione delle madri e delle rispettive famiglie, lavoro fondamentale che non si può fare solo guardando un pedigree e una bella foto su internet, bensì visionando le vacche nel loro habitat quotidiano, che non è neanche il ring di una mostra , rendendosi conto di persona in che livello manageriale sta producendo e, perché no, sentendo l’opinione dell’allevatore, soprattutto se imparziale perché privo di interessi commerciali. A proposito di interessi commerciali, oggi con la genomica stiamo assistendo a speculazioni commerciali veramente eccessive (tori pagati sulle aste in Germania oltre €100.000). Se da un lato viene visto come un fatto che dà motivazione all’intero settore, dall’altro può creare una deriva pericolosa che porta ad una divergenza a chi alleva per produrre latte/carne da chi alleva per fare “indici”. Nella selezione italiana questo rischio è assolutamente scongiurato perché il business è ridotto e tutti possono avere la madre di toro con un vitello maschio candidato da mandare al centro genetico, e l’attitudine carne è assolutamente garantita dall’effettuazione di un severo performance-test al nostro centro genetico.

Concludendo, la nostra selezione, nel breve periodo non può fare a meno di alcuni tori esteri degni della qualifica di PADRE DI TORO, pena un progresso genetico più lento, che ci distanzierebbe ulteriormente dai nostri competitors. Il nostro programma di selezione  ha però tutte le potenzialità e gli strumenti (modelli di valutazione genomica all’avanguardia)per “costruire” giovani tori, figli delle nostre vacche, che non hanno nulla da invidiare a quelli esteri.  E se l’hanno capito anche i nostri concorrenti tedeschi e austriaci che hanno utilizzato nostri riproduttori (MASSIMILIANO, SAMPEI) questa mia affermazione non è per nulla un banale spot promozionale della genetica italiana. Infine, i risultati ottenuti recentemente con riproduttori di prima classe come PIERGIULIO e ROBOCOP ne sono la dimostrazione. Forse, la strada che stiamo percorrendo è proprio quella giusta: madri di toro appartenenti a famiglie sicure per produzione, longevità e morfologia accoppiate in modo programmato con PADRI DI TORO di prima classe e altamente affidabili, per ottenere maschi da sottoporre a performance-test  da selezionare infine con severità  dopo la valutazione genomica. Chissà che non sia la volta buona che il MADE IN ITALY diventi un “plus” anche per la selezione Simmental. 

 
UE MIPAF AIA 
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