Editoriale n.1/2012

Un progetto comune…

Di Degano Lorenzo

Penso che i padri fondatori del sistema allevatoriale italiano, stiamo parlando del primo dopoguerra, avessero ben chiari gli obiettivi da perseguire. Il secondo conflitto mondiale devastò completamente anime, territori e settori produttivi. Il settore agricolo non fu indenne a tutto ciò. Era necessario ripartire e ricostruire un comparto che era l’unico in grado di soddisfare l’esigenza primaria di qualsiasi essere vivente: nutrirsi. In Italia il riscatto del settore Zootecnico venne affidato proprio al sistema delle Associazioni degli Allevatori. Fine ultimo risollevare gli allevatori italiani attraverso il miglioramento del bestiame, per garantire a tutti la possibilità di mangiare. Un obiettivo che non poteva che non essere perseguito da un ente di tipo associativo, una struttura che, per definizione giuridica, non aveva alcun fine di lucro, dove il contributo dei soci era fondamentale. E’ evidente che qualsiasi schema selettivo, oggi come allora, si basa sulla possibilità di reperire dati; anche e soprattutto nell’era della genomica ciò che farà la differenza sarà la disponibilità di informazioni di qualità.
Un Progetto Comune (lo scrivo volutamente in maiuscolo) che necessita la partecipazione di tutti. Purtroppo, succede che qualcuno si tiri fuori, pensando più al proprio orticello: “Ah, io i tori giovani non li utilizzo che li provino gli altri. Poi quando saranno provati non avrò difficoltà ad acquistare il seme che mi serve in azienda”. Magari, il tutto, condito dal ghigno di chi la sa lunga… Sinceramente reputo il comportamento non solo tecnicamente non valido, ma eticamente non corretto; mi sa tanto da furbetti del quartiere...
Non va dimenticato che lo Stato contribuisce ai Controlli Funzionali in maniera significativa, attività di rilevazione dati che è imprescindibile e funzionale, scusate il gioco di parole, al raggiungimento degli obbiettivi di questo Progetto Comune. Utilizzare i tori giovani Nazionali non vuol dire altro che partecipare attivamente a questo Progetto. Il sistema delle Associazioni, come detto, è nato per promuovere il miglioramento del bestiame. Senza l’utilizzo dei tori giovani o di progenie, nel caso delle altre razze, viene a meno la possibilità da parte del sistema Associativo di svolgere il proprio lavoro. Non tradurre i certificati, inseminare il proprio bestiame esclusivamente con tori da carne, non porre attenzione alla qualità delle informazioni fornite ai controllori, vuol dire non partecipare a questo Progetto Comune…
Siamo in un periodo dove la crisi, i tagli e quant’altro stanno minando le realtà come la nostra dove il contributo pubblico rimane ancora fondamentale. Lo Stato sarà sempre più attento nell’elargire le poche risorse di cui dispone. Lo Stato continuerà a contribuire al finanziamento della selezione, perché a questa è dedicato il danaro pubblico e non ad altro, se vi sarà una effettiva utilità. Penso che a chi si trova ad operare nella stanza dei bottoni una frase del genere, “che i tori giovani li usino gli altri”, sicuramente non suonerà bene. Se tutti ragionassero in questa maniera, utilizzando magari solo genetica non prodotta in Italia, verrebbe a meno il fine ultimo di questo Progetto Associativo.
Chi gestisce il danaro pubblico, non spetta altro che un motivo valido per fare delle economie, e dove è più facile farle se in un settore che, seppur fondamentale, vede un continua emorragia di addetti… e quindi di voti? Chiuso il sistema delle Associazioni allora ecco che ci si troverebbe nel Far West. Non siete d’accordo? Ecco alcuni esempi reali. Rimaniamo nell’ambito della commercializzazione del seme. Sovente mi è capitato di visitare province dove l’allevamento della Pezzata Rossa era ai primi passi. Ecco, in queste aree il seme che girava nelle stalle era di tori datati, spesso esteri, e, quel che è peggio, di scarso valore genetico. Tra l’altro, data la difficoltà nel reperire il seme, i venditori locali si facevano pagare questi fondi di bidone come fossero la novità dell’ultimo momento. Un danno immediato legato all’esborso di danaro per l’acquisto di seme di scarso valore, ma quel che è peggio un danno differito nel tempo dovuto ad un peggioramento del livello genetico della propria mandria.
E cosa dire della vendita dei vitelli e delle vacche a fine carriera. Io vengo da una realtà, il Friuli, dove il vitello Pezzato Rosso è giustamente apprezzato per quello che è il suo valore, anche grazie al lavoro dell’Associazione locale; lo stesso lo si può dire per quanto avviene nella provincia di Bolzano, ed anche in altre realtà. Ma è così da per tutto??? No non lo è; purtroppo. Queste considerazioni non valgono solo per gli Allevatori di PRI ma sono estendibili a tutti gli allevatori indipendentemente dalle razze che allevano.
Se vogliamo che tutto ciò non accada dobbiamo ripartire da quelli che erano gli scopi originali dell’intero Sistema Allevatoriale; è necessario dare ossigeno a questo Progetto Comune. Chi vi partecipa è giusto che lo faccia attivamente, ragionando nel lungo periodo pensando non solo ad oggi ma anche al domani. Se oggi l’Italia si trova in questa situazione generale, è perché tempo a dietro si pensò solo alle esigenze del singolo e dell’immediato e non al futuro e all’interesse collettivo…
 
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