La Valutazione Morfologica

Da quando furono fondate in Europa le prime associazioni per la selezione e il miglioramento dei bovini (più di 100 anni fa) si è assistito alla nascita di diversi sistemi di valutazione per classificare gli animali secondo la loro redditività.

Poiché, in molti casi, non erano disponibili sufficienti controlli della produttività, si cercò di stabilire la potenzialità produttiva di un animale attraverso un punteggio morfologico. Ogni associazione di allevatori cercò così, secondo i propri obiettivi selettivi, di valutare i caratteri importanti ed ottenere una valutazione complessiva dell'animale. Agli inizi degli anni ’80 venne a meno, grazie alla diffusione dei controlli funzionali per la produttività, la necessità di valutare morfologicamente gli animali al fine di stabilirne la potenzialità produttiva.

La valutazione morfologica ha mantenuto comunque la sua importanza, poiché diversi aspetti morfologici hanno un rilevante impatto sulla durata e qualità del lavoro necessario alla cura degli animali ed influenzano, inoltre, la durata in azienda degli animali incidendo indirettamente sulla redditività dell’attività d’allevamento. Non solo, anche per le mostre, le aste di animali da riproduzione, nell’accettazione al Libro Genealogico o per la selezione di Madri di Toro, la morfologia gioca un ruolo significativo.
 
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